PEDAGOGIA

RIDARE VIGORE ALLA FEDE CRISTIANA
Altre esperienze si affiancarono a quella dei gesuiti e furono indirizzate principalmente alla formazione del po- polo, fornendo sia un'educazione religiosa sia una cultura di base (leggere, scrivere e rudimenti di aritmetica): I nel 1546, Castellino da Castello fondò la Compagnia delli servi de' puttini in carità, che si occupò dell'istru- zione di bambini e bambine poveri della città di Milano; I nel 1592, Giuseppe Calasanzio aprì una scuola popolare gratuita a Roma e fondò poco dopo l'Ordine dei chierici regolari poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie (detti "scolopi" o "piaristi"). A Silvio Antoniano si deve invece il maggiore trattato della Riforma cattolica postridentina sull'educazio- ne: De l'educatione christiana de' figliuoli, che rappresentò per quasi tre secoli il testo di riferimento per famiglie ed educatori cattolici. Nella visione dell'infanzia dell'autore, tipica del cattolicesimo postridenti- no, prevalgono i tratti pessimistici, legati a una concezione agostiniana dell'uomo e del peccato originale. Antoniano ritiene inoltre necessaria un'educazione differenziata secondo il genere: alle ragazze occorre insegnare di meno ei contenuti loro impartiti devono essere scelti in base al ceto sociale. Nell'ambito dell'educazione cattolica va ricordata anche l'esperienza di Jean-Baptiste de la Salle: nelle sue scuole erano di primaria importanza la rigorosa organizzazione, la gradualità negli apprendimenti, il ruolo dell'educazione morale e l'accurata formazione dei maestri. Caratteristiche fondamentali di questo periodo sono la crescente attenzione nei confronti dell'infanzia e la volontà di disciplinare i bambini, specialmente se appartenenti ai ceti popolari.

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